La valle dei mulini, Roberto Piumini

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Per inaugurare il blog ho scelto un libro molto particolare, del quale mi fa piacere collocare almeno idealmente la genesi nella mia terra, anche se nel momento in cui mi accingo a recensirlo non so dirvi quando e dove sia stato concretamente scritto o meditato, e se abbia avuto diverse redazioni che si sono susseguite nel tempo. “La valle dei mulini” è un libro di Roberto Piumini, autore consacratosi alla letteratura giovanile (anche se non esclusivamente), notissimo a tutti coloro che hanno avuto a che fare coi bambini: non c’è genitore, non c’è insegnante, non c’è piccolo o giovane lettore che non abbia avuto a che fare con almeno un titolo della sua sconfinata produzione.

Questo prolifico scrittore si è distinto negli ambiti più svariati della letteratura per l’infanzia e l’adolescenza: dalla narrativa al teatro, passando per una produzione poetica qualitativamente notevole e metricamente interessante, e anche attraverso la stesura di testi di trasmissioni radiofoniche e televisive per i più piccini (Radicchio e Albero Azzurro sono le più note). Bresciano di nascita, e milanese di adozione, Piumini – mi piace ricordarlo – ha vissuto ed insegnato lettere per molti anni a Varese, ed deve aver amato molto il mio territorio, di quell’amore che porta a rintracciare e raccogliere e dare alle stampe racconti e leggende perché non cadano definitivamente nell’oblio.

Ora, Varese, e il Varesotto, come saprete, sono segnati da diversi fiumi; in particolare sull’Olona, che nasce sulla Rasa, in tempi nemmeno lontanissimi era tutto un brulicare di mulini specializzati in diverse attività, fra cui spiccavano le macine cerealicole, le cartiere e le concerie, le segherie, i filatoi. E’ per questo che, non a caso nasce, immagino, l’ambientazione del libro: la mia terra è nota ancora oggi, e non solo agli studiosi (storici, architetti, esperti di restauro, esperti in archeologia preindustriale) come la civiltà dei mulini. Ancor oggi, infatti, il percorso dei mulini varesini e varesotti (la maggior parte abbandonati e fatiscenti, ma alcuni tuttavia ancora in funzione) testimonia proprio quel capitolo della nostra civiltà rurale che divenne, grazie ai numerosi opifici sorti a ridosso del fiume, fra Ottocento e inizio del secolo scorso faro e traino nella Penisola nel settore industriale.

Ma veniamo alla trama. Non devono spaventare il giovane lettore i trentadue capitoli che compongono il libro, perché scorrono fluidi proprio come l’acqua di un fiume. Il fiume protagonista indiscusso di questa storia, che nasce torrente in un piccolo nevaio sulle alte montagne, e scava la valle che uomini ed animali abiteranno risalendo dalla pianura, millenni dopo. Una terra accogliente, ricca di erbe e di acqua abbondante che scorre perpetua, per dissetare la vita scandendola con il fruscio del suo corso, vita che si organizza in cinque villaggi operosi costruiti laddove gli argini sono più alti e meno esposti alle piene torrenziali.

Nel villaggio maggiore un mulino, l’unico, macina il grano per tutti. Il figlio del mugnaio, Pietro, impara ben presto ad aiutare il padre, e ad amare la silenziosa caduta della farina tanto quanto lo scroscio del fresco torrente. Ma gli piace anche ascoltare le storie del pastore Orlando, che presto segue assieme agli altri bambini a primavera, il giorno che sale da valle ai pascoli, e in autunno, il giorno che ridiscende. Solo Lucia, la sorellina claudicante, non può seguirli; e tuttavia, abbeverandosi ai racconti del fratello maggiore, diverrà negli anni a sua volta affabulatrice per i bambini del suo villaggio. Antonio, invece, che abita nel villaggio superiore, può ascoltare le storie di Orlando, ma non tutte, perché deve lavorare per la famiglia, e non può scendere in valle con gli altri bambini; e così coltiva segretamente il suo astio.

Col tempo, i mulini prolificano e si specializzano nelle attività e la valle è un brulicare di vita e di festa. Ma l’invidia è un’antica consigliera, e gli abitanti del villaggio superiore, capeggiati da Antonio, un giorno decidono di bloccare il corso del fiume con una diga, e di far pagare a caro prezzo il percorso dell’acqua ai villaggi inferiori: la valle dei mulini lentamente si spegne. Ma il fiume, che non ha padroni, verrà deviato alla fonte con un enorme masso da Pietro, e prenderà una seconda via, scavando una pista secondaria, lontana dai pascoli, e riportando l’energia vitale a coloro ai quali era stata ingiustamente sottratta.

Scritto a caratteri ingranditi, è un libro di facile lettura, adatto a partire dalla terza elementare. Per bambini, racconta di bambini figli di un contesto dove la fatica quotidiana si somma ai sogni, in un’economia semplice, operosa e rurale, ma non per questo pennellata con superficialità idilliaca. E’ davvero un bel racconto, che reca con sé la metafora della vita che scorre, della ruota che gira – “L’è tüta ‘na röda che la gira”, diceva la mia nonna. La vita che si alimenta e si rinnova grazie all’elemento miracoloso dell’acqua, su cui l’uomo non può mai aver ragione definitiva, e senza la quale non può esistere.

Roberto Piumini

La valle dei mulini

Illustrazioni di Mirella Mariani

Einaudi Ragazzi

€ 8,50

131 pagine, 32 capitoli

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Lettori si diventa

Benvenuti! Oggi, nel giorno del mio quarantesimo compleanno, ho deciso di farmi un bel regalo: aprire un blog da dedicare interamente alla letteratura giovanile, alla quale mi sto dedicando, anzi consacrando – è proprio il caso di dire – da un decennio, ossia da quando sono diventata madre per la prima volta.

Mi presento in poche righe. Vi ho dichiarato orgogliosamente la mia età perché è bello arrivare a quaranta primavere (anzi, inverni!) con cinque figli e un marito che sono tutta la mia vita: non saprei proprio cos’altro desiderare! I miei bambini hanno un’età compresa fra i nove anni e mezzo e i due: questo significa che, quotidianamente, insieme, affrontiamo la prima fascia delle letture che vanno sotto la catalogazione di juvenilia (letteralmente, “cose per giovani”), ossia la cosiddetta letteratura per l’infanzia (o child literature, con terminologia anglosassone); la seconda categoria, quella destinata ad un pubblico di ragazzini, che solitamente si fanno rientrare fra i 10 ed i 16 anni, per ora rientra fra le letture avidamente consumate dalla sola mamma, che però ne è una divoratrice accanita.

Mi sono spesso domandata se io sia una grande appassionata di juvenilia solo ed esclusivamente perché sono mamma. La risposta che mi sono data e che mi convince di più è che sicuramente sono stata a suo tempo una forte lettrice bambina ed una ragazzina ancor più innamorata dei libri giovanili, ed è per questa passione che ho trasmesso ai miei figli che ora mi ritrovo a ricascarci: comodamente, beninteso. Ma il discorso è più complesso. Sono stata da sempre una lettrice di libri belli, nel senso che ho sempre avuto un certo fiuto nello sceglierli, anche da bambina, e quello che non mi risultava particolarmente gradevole sin dalle prime pagine, o addirittura dal retro di copertina, non passando la selezione quindi forse direttamente alla fonte, veniva comunque letto e soppesato, anche se raramente il giudizio si invertiva (ma è comunque successo e succede, sempre raramente, tuttora).

Questa propensione per la letteratura vera e non per i generi cosiddetti di consumo mi ha portata a divenire una macinatrice di classici più che di novità letterarie anche in età adulta: in questo modo credo di aver affinato un giudizio estetico un po’, forse, antiquato secondo gli schemi odierni, e questo a prescindere dal fatto che il libro sia destinato ad un pubblico infantile, giovanile o ad una ricezione adulta. Questo senso del valore letterario che oltrepassa le mode del momento, questo giudizio estetico è mio dovere preciso trasmetterlo ai miei figli, perché si formi in loro il lettore e non il tritatutto di pagine. Lettori quindi non si nasce, ma si diventa, correggendo il tiro di volta in volta, scegliendo e scartando, e continuando a leggere all’infinito.

Infine, so per certo di andare controcorrente, ma volevo sottolineare due aspetti del mio modo di essere lettrice di juvenilia. In primis, più sopra ho precisato di essere una lettrice antiquata nel giudizio: e infatti nel mio giudizio non rientrano solo considerazioni estetiche ma anche, classicamente, istanze di carattere morale che invece molta critica odierna tende a demonizzare. In secondo luogo, per quanto riguarda me ha valore letterario anche la produzione, destinata ad un pubblico infantile solitamente al di sotto dell’età scolare – anche qui con varie fasce di ricezione – dove viga il connubio fra immagini e parole, spesso a favore delle prime, con riduzione del testo sovente a mera didascalia. Sicuramente ci troviamo di fronte a dei generi misti che però non possono essere, qualora poi intervengano sia illustrazioni di valore sia testi altamente evocativi, ghettizzati nel limbo della non-letteratura. Dal momento che si tratta di prodotti editoriali dove il genitore o comunque la voce narrante ha il diritto, anzi direi il dovere di integrare la didascalia con interventi propri, e il bambino è stimolato ad immaginare grazie al potere fascinoso del disegno, questi libri rappresentano una sorta di letteratura aperta, in fieri, interattiva potremmo dire mutuando dal linguaggio informatico, che ogni volta si rinnova come l’interpretazione di una partitura.

Non mi resta che augurarvi una buona lettura e, soprattutto, le buone letture che crecherò di consigliarvi. Prossimamente comparirà la prima recensione, anche se non di sole recensioni, come noterete, questo blog sarà fatto.

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